Dentifrici


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Articolo n°230 per la Rubrica“Il Dentista” de La Città bazar n°20 (dal 21 ottobre al 3 novembre 2006).

         

                       Gentile dottore,

vorrei avere qualche consiglio sulla scelta dei dentifrici.

                        (C.M. – Manfredonia)

            Fra le domande più comuni fatte ad un odontoiatra c’è sicuramente quella sulla scelta del dentifricio. Le risposte possono essere delle più svariate, secondo le conoscenze dell’operatore, ma soprattutto delle sue attese da tale prodotto. Cosa su cui tutti i dentisti concordano è che il saper utilizzare lo spazzolino è più importante della scelta del dentifricio, in quanto non ne esiste nessun in grado di sopperire all’incapacità e soprattutto alla mancanza di volontà di lavarsi i denti.

Premesso ciò è possibile, come prima cosa, distinguere due gruppi di dentifrici: quelli “da banco”, cioè le normali paste vendute anche nei supermercati, e quelli medicati, che, secondo la composizione, possono avere varie indicazioni. Per quanto riguarda i primi, non vi è un metodo per poter scegliere il migliore (sarebbero necessari tests di laboratorio, eseguiti continuamente man mano che i prodotti vengono aggiornati dalle case produttrici). Tutti contengono fluoro in modo sufficiente: tale requisito è l’unico importante per una persona in condizioni dentali normali. Per tale motivo si può, giustamente, scegliere quello economicamente più conveniente, senza lasciarsi troppo abbagliare dalle promesse miracolose della pubblicità.

I dentifrici medicati vengono prescritti dal dentista in caso di particolari problemi, quale può essere, uno fra i più comuni, l’usura del colletto, cioè la parte del dente più vicina alla gengiva. Se il danno non è ancora tanto grave da dover essere trattato, lo si può arrestare, o prevenire in altre zone, utilizzando dentifrici a granulometria controllata; cioè la pasta dentifricia è costituita da granuli di diametro inferiore alla norma, che rendono il prodotto meno abrasivo e quindi meno dannoso per le parti più soggette ad usura. Ma anche in questo caso la cosa che più conta è l’uso dello spazzolino: una pressione eccessiva sulla superficie esterna dei denti provoca usura per strofinamento delle setole.

In caso di denti sensibili possono essere utilizzati dentifrici contenenti microscopiche particelle che, depositandosi sulla superficie radicolare o dentinale esposta, occludono le microporosità responsabili della sensibilità, diminuendo così la percezione dolorosa.

Coloro che sono soggetti a facili irritazioni gengivali possono scegliere prodotti specifici a base di vitamine o contenenti clorexidina, sanguinarina o altre sostanze antisettiche capaci di inibire la proliferazione della placca batterica.

Alcune ditte inoltre pubblicizzano la capacità “antitartaro” del loro prodotto: sicuramente non bisogna intenderla come possibilità di rimuoverlo, ma solo di inibirne la formazione. Dato che questo si forma per una solidificazione della placca batterica, proporzionalmente al grado di basicità del pH salivare, il dentifricio, per azione chimica, può ridurne l’apposizione. Però dopo poco, appena il suo effetto cessa, le condizioni torneranno alla normalità. Pertanto tale caratteristica risulta d’importanza irrilevante da un punto di vista pratico, in quanto un soggetto predisposto alla formazione del tartaro non può far altro che correggere la modalità e la frequenza dello spazzolamento e, soprattutto, concordare con il proprio dentista delle sedute d’igiene trimestrali.

                                                                                               Dott. Ettore Gaudiosi

                                                                                                      odontoiatra

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